Alessandro, Treviso

Stiamo affrontando la quarantena come l’occasione di rivivere, fra le atre cose, la nostra abitazione; sistemare qualcosa che abbiamo sempre rimandato, andare in soffitta e fare ordine.

Facendo questo, ho ritrovato la centrifuga per insalata di mia trisnonna, che poi è diventato il cesto dove io e mio fratello, da piccoli, mettevamo le ciliegie colte dall’albero in giardino.

Non ho potuto fare a meno di pensare a come gli oggetti siano prima, veicolo di utilità e poi, di memoria e di come le tipologie di prodotti cambino negli anni, nelle tecniche, nei materiali, nelle forme; con l’obbiettivo di migliorarsi… come illustra benissimo il lavoro di @collectionstypologie

Non ho potuto fare a meno di ricordare le parole di Bruno Munari “ci sono più sedie che culi” e l’aggiunta poi di Sottsass, secondo cui, si sarebbero dovuti iniziare a progettare nuovi fondoschiena, piuttosto che altre sedute.

Non ho potuto fare a meno di riflettere sul ruolo del design e dei designer, soprattutto ora, in un momento in cui ciò che ieri era importante, oggi passa in secondo piano.

Forse ancor di più questa è l’occasione per fermarsi, guardarsi indietro e capire da dove veniamo, per immaginare dove stiamo andando; anche noi come progettisti.

Quanti Saloni ci servono? Quante fiere del design? Quante collezioni nuove ogni anno?

Forse sono sollevato che quest’anno il Salone non ci sia. La verità è che vivendo ai margini del design patinato; osservo tutto ciò con il ghigno in volto di un automobilista a bordo della sua piccola utilitaria, che passa a fianco di un altro su una Ferrari fiammante in panne, sul ciglio della strada.

Pur riconoscendo il dramma che stiamo affrontando e l’enorme danno economico che ne consegue, intravedo anche una grandissima lezione.

Entra nel nostro salone.
Seguici su Instagram